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Perché i preadolescenti mentono?

Cosa c’è davvero dietro le bugie dei nostri figli.


Fino a un certo punto dell’infanzia, abbiamo l’impressione di conoscere quasi tutto dei nostri figli. Sappiamo dove sono, con chi sono, cosa fanno, cosa desiderano. Poi, con l’ingresso nella preadolescenza, qualcosa cambia. I ragazzi iniziano ad avere pensieri più privati, emozioni più complesse, desideri che non sempre condividono, piccoli spazi interiori che non passano più automaticamente attraverso di noi.

E la bugia, in questo senso, diventa uno dei segnali più difficili da accettare: ci ricorda che i nostri figli stanno costruendo una parte di sé separata dalla nostra.


la pagella delle medie
preadolescente che dice bugie


Perché le bugie ci fanno così paura

Non è solo la bugia in sé a farci male. Spesso è ciò che quella bugia ci fa sentire: la sensazione di non sapere tutto, di non avere più accesso completo al suo mondo, di non poter controllare ogni dettaglio della sua vita.


Per questo spesso reagiamo con rabbia, delusione o paura. La menzogna viene immediatamente letta come mancanza di rispetto, disonestà, perdita di valori. E certamente dire la verità resta un pilastro importante della vita relazionale. Ma se vogliamo davvero educare, non possiamo fermarci solo alla superficie del comportamento.


La domanda che spesso ci facciamo è : “Perché mi ha mentito?” mentre invece una domanda più utile è:

“Che funzione aveva quella bugia?”

Le basi della mentire

La preadolescenza e l’adolescenza sono considerate fasi in cui la bugia può comparire con maggiore frequenza. Non perché i ragazzi diventino improvvisamente disonesti, ma perché in questo periodo si sviluppano nuove capacità cognitive ed emotive.

Mentire, infatti, è un’operazione molto più complessa di quanto sembri.

Per costruire una bugia bisogna immaginare una versione alternativa della realtà, prevedere le possibili domande dell’altro, sostenere una narrazione coerente, anticipare le conseguenze, intuire ciò che l’adulto potrebbe pensare o sospettare.

Tutto questo ha a che fare con abilità che maturano proprio in questa fase, come il pensiero astratto, cioè la capacità di immaginare scenari ipotetici, e la teoria della mente, cioè la possibilità di rappresentarsi pensieri, emozioni e punti di vista degli altri.

Un bambino piccolo può dire una bugia in modo molto semplice, spesso quasi trasparente. Un preadolescente, invece, può iniziare a costruire versioni più articolate, perché ha strumenti mentali nuovi per farlo.

Questo non significa giustificare la bugia. Significa però comprenderla dentro un passaggio evolutivo più ampio.


Al di là della morale

Uno degli errori più comuni che facciamo come adulti è interpretare ogni bugia solo dal punto di vista morale.

“Mi ha mentito, quindi non è sincero.”; “Mi ha nascosto una cosa, quindi non posso più fidarmi.”; “Se mente adesso, cosa farà più avanti?”

Sono pensieri comprensibili, soprattutto quando ci sentiamo feriti o presi in giro. Tuttavia rischiano di restringere lo sguardo.

Gli esseri umani mentono da sempre. Mentono per proteggersi, per evitare un conflitto, per non ferire qualcuno, per mantenere un’immagine di sé, per paura, per vergogna, per desiderio di appartenenza. La menzogna fa parte dell’esperienza umana, anche se questo non significa che sia sempre sana o utile.

Il punto educativo non è far finta che la bugia non conti. Il punto è capire che cosa racconta.

Perché dietro una menzogna può esserci un bisogno non detto, una paura, una fragilità, una richiesta di autonomia, un tentativo immaturo di proteggere qualcosa.

Quando ci fermiamo solo alla condanna, rischiamo di perdere proprio la parte più importante: il messaggio nascosto sotto il comportamento.


Le funzioni della bugia in preadolescenza

  • La bugia come protezione psicologica

A volte i ragazzi mentono perché una realtà è troppo difficile da sostenere.

Può accadere quando provano vergogna, quando si sentono inadeguati, quando temono di aver deluso qualcuno o quando l’immagine che hanno di sé è troppo fragile per reggere un errore.

In questi casi la bugia diventa una specie di riparo momentaneo. Non risolve il problema, non è una strategia efficace nel lungo periodo, ma nel breve può servire a non sentirsi completamente esposti.

Un brutto voto nascosto, un episodio raccontato in modo diverso, una responsabilità negata possono diventare tentativi di proteggere l’autostima.

Invece di partire subito con l’accusa, può essere utile chiedersi:

“Che cosa sta cercando di non sentire in questo momento?”
  • La bugia per proteggere la relazione

Altre volte i ragazzi mentono perché hanno paura della reazione dell’adulto.

Questo accade soprattutto quando in famiglia il conflitto viene vissuto come qualcosa di molto minaccioso. Se ogni errore diventa una grande esplosione, se ogni discussione lascia strascichi lunghi, se la verità porta sempre a punizioni, urla o delusione pesante, il ragazzo può imparare che mentire è più sicuro che esporsi.

In questi casi la bugia non nasce necessariamente dal desiderio di ingannare, ma dalla paura di perdere il legame, di rovinare l’atmosfera, di non essere più visto nello stesso modo.

Un figlio può mentire non perché non gli importi della relazione, ma perché quella relazione gli importa così tanto da non sapere come attraversare il rischio della verità.


  • La bugia come ricerca di autonomia

La preadolescenza è una fase in cui i figli iniziano a cercare spazi propri. Hanno bisogno di sentirsi più grandi, di prendere alcune decisioni, di sperimentare una distanza sana dagli adulti.

Quando però ogni tentativo di autonomia viene bloccato, controllato o giudicato, la bugia può diventare una strada laterale.

Il ragazzo non sente di poter dire apertamente ciò che desidera, allora lo nasconde. Non sente di poter negoziare, allora aggira. Non sente di poter parlare, allora costruisce una versione alternativa.

Questo non significa che i genitori debbano dire sempre sì. Significa però che, quando non esiste alcuno spazio di parola, è più facile che i figli cerchino spazi di nascosto.


  • La bugia come protezione dalla vergogna

In preadolescenza il giudizio degli altri pesa moltissimo.

Un dettaglio che per noi adulti può sembrare piccolo, per un ragazzo può diventare enorme: un brufolo, un vestito sbagliato, un rifiuto, una figuraccia, una frase detta nel gruppo, la sensazione di non essere abbastanza.

La vergogna è un’emozione potentissima perché tocca l’identità. Non dice solo “ho fatto una cosa sbagliata”, ma “c’è qualcosa di sbagliato in me”.

E quando questa emozione diventa troppo intensa, la bugia può diventare uno scudo. Una versione più accettabile di sé. Una copertura. Un modo per non sentirsi nudi davanti allo sguardo degli altri.


  • La bugia come immaginazione non ancora incanalata

Esiste anche una forma di bugia più creativa, meno legata alla paura e più vicina all’immaginazione.

Alcuni ragazzi inventano storie, esagerano, costruiscono mondi alternativi perché hanno una fantasia molto viva e non hanno ancora trovato un modo più maturo per esprimerla.

Anche qui serve discernimento.

Se la bugia danneggia le relazioni o diventa un modo costante per evitare la realtà, va osservata con attenzione. Ma se emerge come espressione di una fantasia molto fertile, può essere utile aiutare i ragazzi a trovare canali più sani: scrittura, teatro, musica, disegno, gioco narrativo, creatività.

Non tutto ciò che è inventato nasce per ingannare. A volte nasce perché dentro c’è un mondo che cerca una forma.


Quando preoccuparsi

Le bugie occasionali, soprattutto in preadolescenza, possono far parte del percorso di crescita. Non vanno ignorate, ma nemmeno trasformate subito in un segnale drammatico.

Diventa invece importante approfondire quando la menzogna è molto frequente, quando interferisce con le relazioni, quando crea isolamento, quando serve a coprire comportamenti rischiosi, quando il ragazzo sembra vivere costantemente dentro una realtà parallela o quando la bugia si accompagna a forte sofferenza emotiva.

In questi casi non basta “scoprire la verità”. Serve capire che cosa sta accadendo sotto.

A volte può essere utile chiedere aiuto a uno psicologo, a uno psicoterapeuta o a una figura competente, soprattutto quando la famiglia sente di non riuscire più a leggere ciò che sta succedendo.


Come può rispondere un genitore

Davanti a una bugia, la prima reazione spesso è emotiva. Ci sentiamo traditi, delusi, arrabbiati. È umano.

Ma se vogliamo che i nostri figli imparino a dire la verità, dobbiamo chiederci che clima incontrano quando la verità arriva.

Dire la verità deve poter essere difficile, ma non pericoloso.

Questo non significa rinunciare alle conseguenze. Significa distinguere tra responsabilità e umiliazione. Tra fermezza e minaccia. Tra educazione e controllo.

Un genitore può dire:

“Questa cosa per me è importante. Ho bisogno che tra noi ci sia fiducia. Però voglio anche capire che cosa ti ha portato a non dirmi la verità.”

Oppure:

“Possiamo parlare di quello che è successo senza far finta che non sia importante, ma anche senza trasformarlo in una tragedia.”

Il punto non è rendere la bugia comoda. Il punto è rendere la verità possibile.

Perché se un ragazzo sente che ogni errore distrugge l’immagine che il genitore ha di lui, sarà molto più difficile che riesca a esporsi. Se invece sente che può essere imperfetto senza perdere il legame, allora la sincerità diventa una strada più percorribile.


Conclusione

Le bugie dei preadolescenti non vanno banalizzate, ma nemmeno lette sempre come segnali di cattiveria, furbizia o mancanza di valori.

A volte raccontano paura. A volte vergogna. A volte bisogno di autonomia. A volte desiderio di proteggere una relazione. A volte semplicemente una mente che sta imparando a costruire possibilità nuove.

Il compito dell’adulto non è solo scoprire la verità, ma creare le condizioni perché la verità possa essere detta.

Perché la sincerità cresce dove i ragazzi sentono che possono sbagliare, inciampare, deludere, raccontarsi e restare comunque dentro una relazione sicura.


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Bibliografia

  • Talwar, V., & Lee, K. (2008). Social and cognitive correlates of children’s lying behavior. Child Development, 79(4), 866–881.

  • Lee, K. (2013). Little liars: Development of verbal deception in children. Child Development Perspectives, 7(2), 91–96.

  • Lancini, M. (2021). L’età tradita: Oltre i luoghi comuni sugli adolescenti. Raffaello Cortina Editore.

  • Charmet, G. P. (2008). Fragile e spavaldo: Ritratto dell’adolescente di oggi. Laterza.

  • Pellai, A. (2017). L’età dello tsunami: Come sopravvivere a un figlio pre-adolescente. De Agostini.

  • Siegel, D. J. (2014). La mente adolescente. Raffaello Cortina Editore.


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