Può un preadolescente tornare a casa da solo?
- Giada Vettorato

- 4 apr
- Tempo di lettura: 4 min
Cosa dice e cosa non dice la legge
Recentemente ho sentito alla tv una notizia che mi ha davvero sconvolta.
Un ragazzino, poco più che undicenne, è stato fatto scendere da un autobus perché non aveva il biglietto.
Al di là di come sia stata gestita la situazione - e lì si aprirebbe un altro discorso - quello che mi sono chiesta come penso molti altri genitori è stato:
“Se in quel momento fosse successo qualcosa… di chi sarebbe stata la responsabilità?”
Ne ho parlato proprio in questi giorni con l’avvocato penalista Giuseppe Di Palo, e la cosa interessante è che il diritto, quando lo si guarda bene, non è poi così rigido. Non dice sì o no in modo assoluto ma cerca di tutelare il bene di chi è ritenuto ancora fragile.

Cosa dice l'articolo 591 del codice penale
Negli ultimi giorni ha fatto discutere il caso di un bambino di circa undici anni fatto scendere da un autobus perché privo di biglietto. La reazione pubblica si è concentrata soprattutto sulla gestione dell’episodio, ma la questione interessante secondo me è un’altra: se a quel bambino fosse successo qualcosa, chi ne sarebbe stato responsabile?
Per rispondere, è utile partire da un chiarimento che spesso viene trascurato: in Italia non esiste una norma che vieti in modo assoluto a un minore di 11 anni di spostarsi da solo. Il fatto di essere soli, quindi, non costituisce automaticamente un illecito.
Ho chiesto all’avvocato penalista Giuseppe Di Palo, nella puntata 68 del podcast, come si ponga la legge rispetto alla volontà dei genitori di rendere autonomi i propri figli. Quello che mi ha spiegato l'Avvovcato è che il punto non è tanto ostacolare l'indipendenza ma proteggere i minori dai rischi.
Il riferimento è l’articolo 591 del codice penale, che disciplina il reato di abbandono di minore. Questo reato si configura quando chi ha il dovere di cura e vigilanza lascia il minore in una condizione di pericolo concreto per la sua incolumità.
La distinzione è meno banale di quanto sembri. Non basta che una situazione sia potenzialmente rischiosa in senso generico: deve esserci un rischio prevedibile, specifico, riconoscibile. In altre parole, non si tratta di ciò che potrebbe accadere in astratto, ma di ciò che, in quel contesto, è ragionevole aspettarsi.
Un esempio pratico
Prendiamo due esempi.
Un undicenne che torna a casa utilizzando un autobus di linea, lungo un tragitto abituale, in orario diurno e in un contesto urbano ordinario, si trova in una situazione che rientra nella normalità sociale. In questi casi, di regola, non si configura un’ipotesi di abbandono: il minore non è lasciato a se stesso, ma inserito in un sistema organizzato e prevedibile.
Diverso è il caso in cui lo stesso ragazzo debba affrontare un percorso isolato, magari in condizioni ambientali difficili o senza alcun riferimento adulto, e i genitori siano consapevoli di questi elementi. In una situazione del genere, la scelta di lasciarlo solo può integrare un’esposizione concreta al pericolo e quindi assumere rilevanza penale.
Il caso del bambino fatto scendere dal bus introduce un ulteriore livello di complessità. Nel momento in cui un adulto - in questo caso un operatore del servizio - decide di far scendere un minore, si assume implicitamente una responsabilità sulla condizione in cui lo lascia. La valutazione, anche qui, ruota attorno allo stesso criterio: quel minore viene collocato in una situazione sicura o in una situazione di rischio?
Autonomia graduale
Accanto al piano giuridico, c’è poi un elemento che merita attenzione.
L’autonomia nei preadolescenti non è quelcosa che si raggiunge improvvisoamente, ma un processo graduale che dipende da tre variabili principali: età, maturità e contesto.
La legge interviene solo nei casi limite, quando l’autonomia si trasforma in esposizione al pericolo. Tutto ciò che sta prima - e che riguarda la quotidianità delle famiglie - resta affidato alla valutazione dei genitori.
Questo significa che la domanda corretta non è “a che età si può?”, ma “in quali condizioni è ragionevole che accada?”.
Una stessa età può corrispondere a livelli molto diversi di competenza, così come contesti diversi possono modificare radicalmente il grado di sicurezza di una situazione.
in sintesi, un preadolescente può muoversi da solo senza che questo costituisca un problema legale. Tuttavia, quando le condizioni rendono quella scelta oggettivamente rischiosa, la responsabilità ricade su chi aveva il dovere di protezione.
Il diritto, in questo senso, non stabilisce soglie rigide, ma richiede una valutazione concreta delle circostanze.
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