Quando il consiglio orientativo per la scuola superiore ci mette in crisi.
- Giada Vettorato

- 1 mar
- Tempo di lettura: 6 min
Come possiamo viverlo senza senso di ingiustizia
Ciao mamme e papà!
Sono Elisabetta Astori, docente e orientatrice, e oggi sono sul questo blog per raccontarvi alcune strategie per vivere la scelta della scuola secondaria di secondo grado con più leggerezza e tranquillità.
Chi ha un figlio in terza media lo sa, entro il mese di febbraio bisogna iscrivere i nostri ragazzi alla scuola superiore e, se hai un ragazzo in seconda, questo articolo potrebbe davvero esserti utile.

Tante strade: quale direzione prendere?
Quando i nostri figli arrivano all’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado, viene chiesto loro di scegliere l’indirizzo di quella di secondo grado.
Dovranno valutare cosa studiare per i successivi cinque anni, se fare una scuola che li porterà anche all’università o meno, una dove passeranno molte ore sui libri o più pratica e laboratoriale.
È una decisione importante perché inciderà non solo sul prossimo ciclo di studi, ma sarà anche un piccolo mattoncino di chi saranno da grandi.
Prendere una simile decisione a tredici anni può non essere facile: si può essere tentati di scegliere quello che farà il proprio migliore amico per non separarsene, o quello che vorrebbero
mamma e papà per non deluderli.
Il nostro compito come genitori è quello di supportarli, sempre con una mano tesa a guidarli e l’altra che li lascia autonomi e liberi di scegliere.
Il consiglio orientativo: amico o nemico?
Verso dicembre, arriva dalla scuola il consiglio orientativo, uno strumento utile per valutare quale scelta fare.
Immaginate che tutti i professori di vostro figlio siano in un’aula insieme e parlino e si confrontino tra di loro per valutare quale potrebbe essere la scelta migliore per quel ragazzo.
Valutano:
in quali materie è più bravo
come interagisce nel contesto scolastico
come si relaziona con i compagni
quali sono le sue aspirazioni ed interessi (emersi dall’orientamento fatto in classe)
In seguito a questo confronto, propongono alla famiglia questo famoso consiglio orientativo che
altro non è che un’ipotesi di scuola secondaria di secondo grado che vostro figlio potrebbe fare con successo e interesse, secondo chi lo conosce e vede a scuola ogni giorno.
Se il consiglio non piace
Capita spesso però che questo consiglio non piaccia.
“Mio figlio potrebbe fare di più!”
“Perché dovrebbe andare a fare una scuola professionale?”
“Merita di meglio”.
Queste sono solo alcune delle frasi che i docenti, talvolta, si sentono dire dai genitori.
Gli insegnanti conoscono vostro figlio piuttosto bene perché lo vedono ogni giorno a scuola.
Non valutano solo i voti che prende, ma considerano il ragazzo nella sua totalità: carattere, inclinazioni e attitudini, desideri e passioni.
Quando arrivano a elaborare un consiglio orientativo, lo fanno perché sono davvero convinti che quella sia la scelta migliore per quella persona, dove potrà realizzarsi e trovare il meglio di sé.
È un consiglio che è giusto discutere e valutare con la famiglia ma è bene ricordarsi che viene dato per il bene del ragazzo e la sua piena realizzazione scolastica.
Perché un professionale e non un liceo…
Molto difficilmente un genitore chiede un colloquio per parlare del suggerimento di un liceo, più spesso capita se quel consiglio verte su una scuola professionale.
Siamo ancora convinti che un liceo e l’università dopo, diano maggiori opportunità e prospettive ai nostri figli, come se ci fossero dei percorsi migliori di altri.
Non esiste in assoluto un percorso migliore, ma esiste il percorso migliore per tuo figlio.
Immaginate un figlio che non ama studiare condannato a cinque anni di pomeriggi passati sui libri, a ripetizioni al pomeriggio e materie in cui verrà rimandato. Che impatto potrebbe avere sulla sua autostima? E sulla tranquillità mentale dei genitori?
Ritengo che sia giusto seguire le attitudini e le inclinazioni dei ragazzi, farci guidare e fidarci di loro.
Tra scuola e lavoro: troveranno il loro spazio nel mondo?
Come mamma, io la capisco l’ansia e la preoccupazione dei genitori.
Dobbiamo però fermaci a pensare se una scuola non adatta a loro, ma considerata da noi migliore, sia davvero la scelta giusta.
Magari è una scuola in sé bellissima e che dà ottime opportunità, ma come la vivrà vostro figlio?
La realizzazione è data dalla fiducia che abbiamo in noi stessi e passa anche dal rendimento
scolastico e da come mi sento nel contesto che vivo ogni giorno.
Inoltre, oggi il mondo del lavoro è in grande evoluzione (qui, vi parlo come persona che ha lavorato
otto anni nel mondo HR).
Molti lavori nuovi stanno nascendo e non esistono ancora scuole per formarci.
Inoltre, percorsi non tradizionali stanno prendendo sempre più valore e vengono considerati nei
percorsi di selezione.
Senza considerare che il mondo degli artigiani e dei lavori manuali sta vivendo una forte crisi e
carenza di manodopera.
Un figlio laureato può rendere molto orgogliosi ma altrettanto un ragazzo che inizia come pprendista da un artigiano e nel tempo si costruisce una professione, un sapere che ha richiesto
anni di esperienza.
Sempre di più oggi vengono ricercate figure come idraulici, manutentori, elettricisti e non se ne
trovano!
Sempre di più le scuole professionali e tecniche co-progettano i loro percorsi di studi con le aziende per formare le figure di cui ha bisogno il mercato del lavoro.
E, sempre di più, i ragazzi che frequentano queste scuole trovano subito lavoro e vengono richiesti
dalle aziende come nuova linfa per tenere in vita certi contesti produttivi e artigianali.
Mio figlio non si apre. Come posso capire cosa vuole?
Qualcuno potrebbe pensare:
“Grazie dei consigli ma il problema è che mio figlio non si apre e non ho idea di ciò che pensa”.
Assolutamente comune a questa età, a volte i nostri figli sembrano degli scrigni dentro cui non si
può guardare: non parlano, non condividono e sembrano confusi e senza qualcosa che li
caratterizzi in particolare.
La confusione tra gli undici e i quattordici anni è normale, stanno costruendo la loro identità ma stanno ancora sperimentando chi potrebbero essere e diventare.
Come adulti, dobbiamo canalizzare i loro pensieri “impazziti” e cercare di guidarli verso una razionalizzazione delle loro idee.
In un momento buono, possiamo provare a parlare con loro e chiedergli:
cosa ti appassiona? Cosa ti piace fare nel tempo libero? - passioni
in cosa sei davvero bravo e non ti richiede uno sforzo particolare? - attitudini
cosa desideri per il tuo futuro? Quando pensi a te da grande, dove ti vedi? desideri
Dobbiamo pensare che il loro cervello cognitivo è ancora immaturo a questa età e che
dobbiamo essere noi ad aiutarli a trasformare le emozioni e il sentire in pensieri razionali.
Il nostro lavoro non sarà decidere per loro ma aiutarli a scegliere e a pescare nella confusione
mentale che hanno, i pensieri giusti.
Come genitori siamo chiamati a guidarli e sostenerli da un lato ma a permettergli di provare a volare da soli, a scegliere, cadere e rialzarsi: solo così potranno spiccare il volo.
Scegliere la scuola secondaria di secondo grado può essere impegnativo e generare molti
dubbi e domande.
È un’altra sfida che si aggiunge a quelle dell’adolescenza ed è un altro pezzo di strada che li
porterà alla conoscenza di chi sono e della loro identità.
Diamo fiducia ai nostri figli e liberiamoci della paura che possano non farcela: ogni strada è bella e ogni percorso può far nascere i fiori della felicità se è quello giusto per loro.
Chi sono e dove puoi trovarmi?
Sono Elisabetta Astori e sono una docente presso la scuola secondaria e orientatrice scolastica
e professionale.
Dopo la laurea in lettere, ho lavorato per otto anni nel mondo HR. Complice l’essere diventata
mamma, ho ripensato a me stessa e ho deciso di cambiare lavoro e andare ad insegnare.
Oggi mi occupo anche di orientamento perché penso che la mia pregressa esperienza lavorativa
possa essere d’aiuto ai ragazzi e alle famiglie: uno sguardo competente sul mondo del lavoro per
prendere decisioni consapevoli.
Accompagno docenti, genitori e ragazzi verso la scelta consapevole della scuola secondaria,
dell’università e ai primi approcci al mondo del lavoro.
Come lo faccio?
Consulenza individuale
Gruppi di confronto per genitori
Gruppi di confronto per ragazzi
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come aiutarlo come genitore, mi trovi qui: Instagram
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