L'arrivo delle pagelle alle medie.
- Giada Vettorato

- 24 gen
- Tempo di lettura: 6 min
Come imparare a vivere bene questo momento
Ogni anno, a gennaio, c’è un momento che torna puntuale nella vita delle famiglie con figli a scuola: l’arrivo della pagella.
È una ricorrenza che spesso porta con sé vissuti difficili e che crea tensioni con i nostri figli e, a volte, anche con l’altro genitore. Perché dentro a quel resoconto finiamo per far rientrare troppe cose: i risultati, certo, ma anche il nostro impegno, le difficoltà che vediamo nei nostri figli, le potenzialità che crediamo abbiano e le nostre aspettative deluse.
Mi rendo conto sempre di più che la vera fatica dei genitori è separare quello che è nostro da quello che è loro. Se non ci stiamo attenti finiamo per credere che quei numeri raccontino di noi come genitori.
Diciamoci la verità: quei voti, nella nostra testa, raramente restano solo dei voti. Dentro ci finiscono le nostre storie personali con la scuola, il bisogno di sentirci genitori all’altezza, la fatica di fidarci dei tempi di sviluppo dei nostri figli, la paura di essere giudicati dagli altri, il timore che senza di noi non ce la faranno.

Dietro ogni voto c’è una persona
Qualche tempo fa ho letto una lettera che una dirigente scolastica che invitati i genitori del suo istituto a ricordarsi che dietro ogni voto c’è una persona.
C’è un ragazzo o una ragazza con i suoi talenti, i suoi tempi, le sue aree forti e le sue fragilità. C’è chi fa fatica in matematica ma ha una sensibilità artistica molto spiccata. C’è chi è portato per lo sport ma trova difficoltà nelle lingue. C’è chi ha bisogno di più tempo per capire certe cose.
Dobbiamo ricordarci che la pagella – e quindi la scuola – misura quello che si può misurare: le conoscenze e le prestazioni in classe.
Resta fuori, ovviamente, una parte enorme del percorso di un ragazzo: le sue fatiche, le sfide che sta attraversando, i suoi sogni in costruzione, le sue attitudini ancora in nuce, i suoi punti di forza e la sua emotività.
Un voto fotografa una prestazione in un momento preciso, dentro un contesto preciso.
Non fotografa una persona.
Non dice chi è tuo figlio.
Non dice quanto vale.
Non dice dove arriverà.
Il voto non è il valore della persona
Se non cambiamo prospettiva, quello che rischiamo di trasmettere a nostro figlio o nostra figlia è che quei numeri siano un verdetto sul loro valore complessivo.
In questa fase specifica della vita – la preadolescenza – l’identità è ancora in costruzione. Il senso di sé è fragile e molto influenzabile dallo sguardo degli adulti.
Il modo in cui noi reagiamo alla pagella ha un impatto diretto sul loro senso di sé.
Per questo vale la pena ripeterlo, anche a noi stessi:
la prestazione non è il valore della persona.
Per un preadolescente questa distinzione fa davvero la differenza.
Se impara che non è solo i suoi voti e le sue prestazioni e che il suo valore non dipende da come va a scuola, allora può affrontare lo studio con più calma, restare motivato anche quando fa fatica e usare gli errori per capire cosa migliorare, senza sentirsi messo in discussione come persona.
Viceversa se cresce con l’idea che vale solo quando ottiene buoni risultati, ogni verifica diventa un giudizio su di lui, e ogni errore qualcosa da temere.
Dalle frasi belle alle frasi utili
Attenzione però: questa non deve restare una bella frase ad effetto.
Quello che è davvero utile nella pratica è spostare il focus.
Invece di chiederci cosa dice quel voto su di noi come genitori, chiediamo a nostro figlio cosa dice quel voto a lui.
È tuo figlio che deve potersi sentire felice, triste, soddisfatto, rammaricato, deluso, entusiasta, indifferente.
Perché quella è la sua pagella.
Il tuo compito è aiutarlo a farsi le domande giuste.
Una frase semplice può fare una grande differenza:
“Questo voto ti dice che in questa materia c’è qualcosa da sistemare. Secondo te cosa, nello specifico?”
Nota bene: ti dice, non ci dice.
Anche la separazione emotiva passa dal linguaggio.
La pagella non è una pagella per i genitori
Quando facciamo davvero questo salto?
Quando smettiamo di credere che la pagella di nostro figlio sia un modo per capire se stiamo facendo un buon lavoro oppure no.
Qui sotto c’è un carico enorme, lo so, c’è in ballo la nostra identità di genitori.
Ecco perché reagiamo in modo così forte e così emotivo davanti agli insuccessi dei nostri figli: perché non c’è nulla di più attivante di una minaccia alla nostra autostima.
La frustrazione non è un fallimento educativo
Noi genitori oggi facciamo molta fatica a tollerare la tristezza nostra e quella dei nostri figli.
Quando viviamo sentimenti di sconforto, delusione o smarrimento, o vediamo i nostri figli abbattuti, arrabbiati, in difficoltà, dentro di noi parte subito qualcosa che ci spinge a sistemare la situazione il prima possibile, per far sì che nessuno soffra.
Così, pur di non restare in quei sentimenti scomodi, finiamo per fare troppo al posto loro: li aiutiamo oltre il necessario, li solleviamo dalle difficoltà, cerchiamo di evitare ogni inciampo.
E poi, quando arriva la pagella e non riflette tutto lo sforzo che abbiamo fatto per “tamponare” la situazione, la frustrazione aumenta ancora di più, perché sentiamo che tutto quel nostro impegno non è stato ripagato.
Il punto è che a volte ci sta più “bene” un voto alto, anche se sappiamo che è arrivato perché ci siamo messi in mezzo tanto, piuttosto che un voto più basso ma autentico.
Quel voto basso lo sentiamo come un fallimento nostro, come se dimostrasse che abbiamo sbagliato qualcosa e che non siamo stati dei bravi genitori.
In realtà, quando un ragazzo sta imparando qualcosa che prima non sapeva, sta facendo un lavoro enorme dentro di sé: sta provando, sbagliando, aggiustando il tiro, cercando un metodo, mettendo insieme pezzi che ancora non combaciano.
In questa fase è normalissimo che i risultati non siano subito brillanti. Anzi, spesso all’inizio i voti peggiorano proprio perché sta sperimentando un modo nuovo di studiare o di capire le cose.
Questo non è un segnale che sta andando tutto male, è il segnale che è dentro al processo di apprendimento vero, quello che richiede tempo, tentativi ed errori prima di stabilizzarsi.
Vivere un brutto voto, attraversare la tristezza, rimettersi in piedi e riprovare è un allenamento emotivo potentissimo.
È così che si costruisce la resilienza.
Quando un ragazzo prende un’insufficienza, sbaglia un compito e vive un momento di delusione, sta facendo un’esperienza fondamentale: sta imparando che si può attraversare una fatica senza crollare, che si può rimediare, che si può migliorare e uscirne più forti.
Come usare davvero la pagella
Quando arriva la pagella, prova a fare questo:
Lasciala leggere prima al diretto interessato e poi chiedi se puoi vederla anche tu.
Considerala uno strumento di orientamento, non un verdetto.
e fai una domanda, chiedi se è soddisfatto del proprio impegno, non se “poteva fare di più”.
Ascolta prima di parlare.
Evita confronti con compagni, fratelli o con te alla stessa età.
Non chiedere i voti degli altri.
Dai valore ai commenti degli insegnanti, se ci sono, non solo ai numeri.
Riconosci i progressi, anche quando non sono ancora visibili nei voti.
Ricorda che un voto non racconta sempre la fatica, le emozioni e i tentativi che ci sono dietro.
Se emergono difficoltà, parlane come di qualcosa da affrontare insieme.
Lo so: il modo in cui reagiamo racconta molto della nostra storia personale con la scuola.
Delle volte in cui ci siamo sentiti giudicati o messi sotto pressione.
Delle paure che abbiamo rispetto al futuro.
Questo però non toglie che abbiamo una responsabilità importante: fare pace con il nostro passato per permettere ai nostri figli di vivere in modo autentico e personale il loro rapporto con la scuola.
Vorrei terminare invitandoti a trasmettere a tuo figlio il tuo sostegno, qualunque cosa succeda nel suo percorso scolastico.
Il modo in cui guardi tuo figlio insegna a tuo figlio come guardare se stesso.
Questo, nel lungo periodo, conta molto più di qualsiasi voto.
ciao
g
Per continuare
Se senti che questo tema ti tocca da vicino e vuoi fare chiarezza sul tuo ruolo di genitore in questa fase, puoi scaricare gratuitamente le mie risorse grautuite, pensate per accompagnarti per fare chiarezza sul genere di genitori che desideri diventare..
Se senti il bisogno di continuare a lavorare su temi che riguardano una genitorialità consapevole unisciti al gruppo Telegram “Adolescenza Consapevole”, dove ogni settimana condivido strumenti, esercizi e spunti di coaching per crescere insieme ai nostri figli.
Vuoi approfondire questo tema?
Ascolta l’episodio 58 del mio podcast Adolescenza Consapevole, dedicato proprio alle nuove acquisizioni del pensiero preadolescenziale.
Lo trovi su tutte le principali piattaforme. Puoi ascoltare la puntata qui
Vuoi iniziare subito un percorso per migliorare il clima familiare ma non sai da dove partire??
👉 Scegli Talea
TALEA è il primo percorso in Italia pensato per genitori di preadolescenti, della durata di 90 giorni: ogni giorno riceverai una mail con uno spunto pratico per trasformare la tua comunicazione con i figli e costruire una relazione più serena.
Desideri un accompagnamento individuale o di coppia?
l mio programma di coaching Fioritura.
Accompagno solo quattro famiglie per volta, per offrire cura, tempo e attenzione alla storia di ciascuno.
📞 Prenota una chiamata gratuita per capire se può essere il percorso giusto per te.
🌱 Cresciamo insieme, mentre loro crescono.





Commenti