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Sei un genitore falegname o giardiniere?

Come aiutare i preadolescenti a fiorire


Quando ho letto questa frase per la prima volta, mi è sembrata un’epifania:

“Essere genitori non è un mestiere.”

Quante volte diciamo, quasi automaticamente: fare il genitore è il lavoro più difficile del mondo?Eppure essere genitori mi trasmetteva qualcosa di più che il mero compito di produrre, di creare..

Perché quando iniziamo a vivere la genitorialità come un lavoro, come un mestiere da svolgere bene, rischiamo di cadere in una trappola sottile ma potente: quella della performance. Del controllo. Dell’aspettativa. (A tal proposito ti consiglio di ascoltare la puntata 49 del podcast dove parlo proprio della trappola della performance nella genitorialità)


Non credo che esista un modo “giusto” di fare il genitore e, di conseguenza, nemmeno un risultato da ottenere: figli che funzionano, che rispondono alle aspettative, che confermano che stiamo facendo un buon lavoro.

Ma allora — se non è un mestiere — cos’è davvero essere genitori?


La metafora del seme: cosa succede quando non vediamo nulla
genitori che aiutano la fioritura dei propri figli

Due immagini che cambiano lo sguardo sulla genitorialità

La psicologa e filosofa Alison Gopnik, nel suo libro The Gardener and the Carpenter, propone due metafore che trovo potentissime: genitore falegname e il genitore giardiniere.

Possono sembrare delle etichette, ma io le ho viste più come immagini che ci aiutano a osservare il nostro modo di stare nella relazione con i figli e a darci degli spunti di riflessione. Spero che sia lo stesso anche per te.


Il genitore falegname: il figlio come un progetto

Il genitore falegname sente su di sé una grande responsabilità: plasmare bene i propri figli. Ha in mente un progetto, un’idea piuttosto chiara di come dovrebbero essere.

Come un bravo artigiano, sa che il risultato dipende dalla sua abilità, dal suo impegno, dalla precisione con cui modella il materiale. Se l’opera finale non corrisponde all’idea iniziale, qualcosa non ha funzionato.

E allora si cercano gli errori:

  • Dove ho sbagliato?

  • Cosa non ho fatto abbastanza bene?

  • Quale strategia devo cambiare?

Questo approccio nasce quasi sempre da una buona intenzione: voler fare il meglio per i propri figli. Ma porta con sé un rischio enorme: non lasciare spazio al mistero dell’essere umano che abbiamo davanti.

Significa, senza accorgercene, non riconoscere che i figli sono altro da noi. Che non sono un’estensione del nostro progetto, né la prova del nostro valore come genitori.


Una poesia che può aprire finestre

Vorrei regalarti questa meravigliosa poesia di Kahlil Gibran tratto dal libro Il profeta.


I vostri figli non sono figli vostri.

Sono i figli e le figlie del desiderio che la vita ha di sé stessa.

Essi non provengono da voi, ma attraverso di voi.

E sebbene stiano con voi, non vi appartengono.


Potete dar loro tutto il vostro amore, ma non i vostri pensieri.

Perché essi hanno i propri pensieri.


Potete offrire dimora ai loro corpi,

ma non alle loro anime.

Perché le loro anime abitano la casa del domani,

che voi non potete visitare, neppure nei vostri sogni.


Potete sforzarvi di essere simili a loro,

ma non cercare di renderli simili a voi.

Perché la vita non torna indietro e non si ferma a ieri.


Voi siete gli archi dai quali i vostri figli, come frecce viventi, sono scoccati.

L’Arciere vede il bersaglio sul percorso dell’infinito, e con la Sua forza vi piega affinché

le Sue frecce vadano veloci e lontane.


Lasciatevi piegare con gioia dalla mano dell’Arciere.

Poiché così come ama la freccia che scocca, così Egli ama anche l’arco che sta saldo.



Il genitore giardiniere: coltivare invece di costruire

L’altra immagine è quella del genitore giardiniere. Un genitore che non costruisce, ma coltiva.

Il giardiniere conosce le regole della natura e sa che ogni pianta ha:

  • un ritmo di crescita

  • una stagionalità

  • una forma unica

Non decide quando deve fiorire. Non forza i tempi. Non pretende che tutte le piante abbiano lo stesso profumo o la stessa altezza.

Si prende cura del contesto: del terreno, della luce, dell’acqua, della protezione dal freddo e dalle malattie. E poi osserva. Attende. Si fida.

Qui il cambio di paradigma è profondo.

Nel primo caso, siamo chiamati a formare i figli. Nel secondo, a creare le condizioni perché possano esprimersi.


Scuola: cambiare il comportamento o comprendere il contesto?

Facciamo un esempio molto concreto.

Un genitore falegname ha spesso un’idea chiara di come dovrebbe andare la scuola. Se qualcosa non funziona, scatta la ricerca della strategia giusta:

  • premi

  • punizioni

  • schemi

  • controllo dei compiti

  • organizzazione serrata

L’obiettivo è cambiare il comportamento.

Il genitore giardiniere, invece, si ferma e si chiede:

  • che clima si respira in casa?

  • com’è il sonno?

  • com’è l’alimentazione?

  • ci sono preoccupazioni emotive?

  • che emozioni emergono quando si parla di scuola?

Non nega le difficoltà, ma sposta lo sguardo. Dal comportamento al contesto.


Introversione: un problema da correggere o un tratto da custodire?

Un altro esempio.

Di fronte a un figlio introverso, il genitore falegname pensa: “Vorrei che fosse più socievole. Dove ho sbagliato?”

Il genitore giardiniere si chiede invece: “Cosa mi racconta di lui questa caratteristica? Come posso rispettare il suo bisogno di relazioni selettive, profonde, intime?”

Non tutto ciò che è diverso da ciò che immaginavamo è un errore da sistemare.


Fidarsi è faticoso, ma è liberatorio

Il genitore giardiniere parte da un presupposto semplice e rivoluzionario:

Mio figlio ha già dentro di sé tutto ciò che gli serve per diventare chi è.

Non devo aggiustarlo. Devo imparare ad ascoltarlo, osservare come cresce, prendermi cura di ciò che lo circonda.

Fidarsi è faticoso, sì. Ma è anche incredibilmente liberatorio.

Perché ci toglie il peso di dover prevedere tutto e ci restituisce il piacere di scoprire, giorno dopo giorno, chi stanno diventando i nostri figli.


Un piccolo esercizio di coaching

Prima di chiudere, ti lascio una domanda su cui sostare con calma:

Se tu fossi un genitore giardiniere, quale caratteristica di tuo figlio o di tua figlia potresti attendere con pazienza, senza sentiryi in colpa perché non procede secondo un progetto?

Cambiare sguardo non è semplice. Le abitudini, anche quando non funzionano più, sono rassicuranti perché conosciute.

Eppure, a volte, cambiare strada ci porta in luoghi nuovi che aspettavano solo di essere scoperti.

Ci sentiamo presto.


Per continuare

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