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Perché i fratelli (non solo preadolescenti) litigano spesso

E che ruolo abbiamo noi genitori?


Quando i tuoi figli litigano spesso, a un certo punto puoi iniziare a chiederti se sia normale oppure se ci sia qualcosa che non sta funzionando nella vostra famiglia.


Ne ho parlato proprio con voi sulle storie del mio profilo instagram, chiedendovi di condividere pensieri e paure.


la pagella delle medie
litigi tra fratelli

La relazione tra fratelli: la prima vera relazione tra pari

La relazione tra fratelli rappresenta, fin dall’infanzia, la prima vera esperienza di relazione tra pari, anche quando esiste una differenza di età significativa, perché a differenza del rapporto con i genitori non è strutturata su una gerarchia stabile e definita, ma si costruisce continuamente attraverso il confronto, la reciprocità e la negoziazione.


In questo spazio i figli imparano a riconoscere il proprio posto, a difendere i propri confini, a tollerare la frustrazione e a misurarsi con il punto di vista dell’altro, e proprio per questa ragione il conflitto non è un elemento estraneo o patologico, ma una componente fisiologica di una relazione che si sta organizzando.


Il conflitto non è casuale: cosa dice la ricerca

Ridurre i litigi tra fratelli a un semplice problema relazionale rischia però di semplificare eccessivamente un fenomeno che la letteratura scientifica descrive come il risultato dell’interazione tra diversi fattori, tra cui:

  • il temperamento individuale,

  • il tempo condiviso,

  • il clima familiare e

  • lo stile genitoriale.


A questi elementi si aggiunge un costrutto particolarmente utile per comprendere la dinamica più profonda del conflitto, ovvero quello della dominanza sociale, che consente di leggere molti comportamenti non come atti di opposizione fine a se stessi, ma come tentativi di accesso a risorse percepite come limitate.


La dominanza sociale: cosa significa davvero

Il concetto di dominanza ha una lunga tradizione negli studi sul comportamento sociale, ma nella psicologia dello sviluppo viene letto in modo un po’ diverso rispetto a come lo immaginiamo di solito. Non riguarda semplicemente il voler prevalere sull’altro, ma il modo in cui bambini e ragazzi cercano di accedere a risorse che, dentro una relazione o un contesto familiare, possono essere percepite come limitate.


In questa direzione, il lavoro di Patricia Hawley ha mostrato come i figli non utilizzino un solo modo di stare nelle relazioni, ma mettano in atto strategie diverse a seconda di ciò che stanno cercando di ottenere: a volte più cooperative, altre più direttive, altre ancora una combinazione delle due.

Questo permette di leggere la dominanza non come qualcosa di negativo in sé, ma come un tentativo di trovare una posizione nella relazione e di accedere a risorse sociali come attenzione, riconoscimento, spazio o influenza.


Le risorse in gioco dentro la famiglia

Trasportato all’interno della famiglia, questo costrutto non riguarda semplicemente il desiderio di prevalere, ma si attiva quando un figlio percepisce che alcune risorse non sono disponibili in modo equo o sufficiente. Le risorse in gioco non sono solo materiali, come oggetti o spazi, ma comprendono dimensioni molto più sottili e centrali per lo sviluppo: il tempo e l’attenzione dei genitori, il riconoscimento, la stima, il sentirsi visti, fino ad arrivare alla possibilità di influenzare le decisioni o di occupare una posizione definita all’interno del sistema familiare.


Quando queste risorse vengono percepite come scarse o distribuite in modo iniquo, i figli attivano strategie, spesso inconsapevoli, per cercare di accedervi.


Queste strategie possono assumere forme molto diverse tra loro e non sempre sono immediatamente riconoscibili come tentativi di regolazione della relazione. Accanto a comportamenti più espliciti, come l’opposizione diretta o la prevaricazione, possono emergere modalità più indirette, come il disinvestimento scolastico, il bisogno costante di attenzione, la tendenza a mettere in evidenza gli errori del fratello o della sorella davanti ai genitori.


In tutti questi casi il comportamento non va interpretato come un attacco all’altro, ma come un modo, spesso goffo e poco efficace, di ottenere accesso a ciò che viene percepito come mancante.


Comprendere questa dinamica consente di compiere un passaggio fondamentale, perché sposta l’interpretazione del conflitto da una lettura centrata sull’intenzionalità negativa a una lettura centrata sul bisogno. Non si tratta di stabilire se il comportamento sia giusto o sbagliato, funzionale o disfunzionale, ma di interrogarsi su quale sia il motore che lo alimenta. In molti casi non si tratta di odio tra fratelli, ma del tentativo di accedere a una risorsa che non si sente disponibile.


La famiglia come sistema: perché tutto è collegato

Questo processo non avviene in modo isolato, perché la famiglia funziona come un sistema interdipendente in cui le dinamiche tra i diversi membri si influenzano reciprocamente. La teoria dei sistemi familiari, sviluppata tra gli altri da Minuchin (1974) e Bowen (1978), ha mostrato come i comportamenti individuali non possano essere compresi se separati dal contesto relazionale in cui si sviluppano. Il modo in cui i genitori gestiscono le emozioni, il linguaggio che utilizzano, le aspettative che esprimono e la distribuzione delle attenzioni contribuiscono a creare un clima emotivo che viene interiorizzato dai figli e che orienta il modo in cui essi si relazionano tra loro.


Il modelling e le etichette: come si costruiscono i ruoli

In questo senso, il fenomeno del modelling assume un ruolo centrale, perché i figli non apprendono soltanto attraverso ciò che viene loro esplicitamente insegnato, ma soprattutto attraverso ciò che osservano nelle interazioni quotidiane. Se una dinamica conflittuale si stabilizza tra un genitore e uno dei figli, quella modalità può essere interiorizzata e riprodotta nella relazione fraterna, influenzando anche lo sguardo che gli altri fratelli sviluppano nei confronti di quel membro della famiglia.


Le etichette, i commenti ripetuti nel tempo e le differenze di trattamento contribuiscono alla costruzione di ruoli impliciti, tra cui quello del cosiddetto capro espiatorio, ovvero della persona che viene più frequentemente richiamata, corretta o considerata problematica.


Quando questo accade, il conflitto tra fratelli diventa l’espressione di una struttura relazionale più ampia, in cui ciascun membro tende a occupare una posizione riconoscibile.

In questi casi non è utile individuare un responsabile, perché il funzionamento emerge dall’interazione tra le parti, ma può essere estremamente utile interrogarsi su come le risorse vengono distribuite e percepite, su come vengono gestite le emozioni e su quali modelli relazionali vengono trasmessi implicitamente.


Il ruolo del genitore: accompagnare, non eliminare

Affrontare i litigi tra fratelli richiede quindi un cambiamento di prospettiva che non consiste nell’eliminare il conflitto, ma nel comprenderne il significato e nel creare le condizioni perché possa trasformarsi in uno spazio di apprendimento.


Questo implica la capacità di osservare il proprio modo di intervenire, di riconoscere eventuali squilibri nella distribuzione delle attenzioni e di sostenere i figli nello sviluppo di strategie relazionali più efficaci, senza ricondurre il problema a una colpa individuale.


Conclusione

La qualità della relazione fraterna non dipende da un singolo fattore, ma dall’equilibrio tra caratteristiche individuali, dinamiche familiari e contesto emotivo, e proprio per questo rappresenta uno spazio privilegiato in cui i figli possono apprendere competenze fondamentali per la vita sociale. Il conflitto, se compreso e accompagnato, non è un ostacolo da eliminare, ma una risorsa da trasformare.


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Bibliografia

  • Borairi, S., et al. (2022). Do siblings influence one another? Unpacking processes that occur during sibling interactions. Child Development.

  • Hernandez-Pena, L., et al. (2023). The role of dominance in sibling relationships. Scientific Reports.

  • Yu, X. (2025). Research on influencing factors of sibling relationships in two-child families.

  • Liu, C. et al. (2022). Parenting styles and sibling conflicts. Frontiers in Psychology.

  • Krejčová, K. (2023). Parenting styles and sibling relationship characteristics.

  • Harrison, N. (2017). Sibling aggression and parenting influences.

  • Kpea, K. C. (2026). Sibling rivalry and family stressors.


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