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Quando la comunicazione non funziona

Cosa fare per far sentire i nostri figli preadolescenti capiti


Ci sono momenti in cui, come genitori, siamo certi di agire per il bene dei nostri figli. Le scelte che facciamo, le parole che usiamo, le richieste che poniamo nascono spesso da un desiderio profondo di proteggerli e prepararli a un mondo che percepiamo come complesso, competitivo, a volte persino minaccioso.

Eppure, proprio in quei momenti, può accadere qualcosa di spiazzante: iniziano a comportarsi come se fossimo contro di loro. Si chiudono, reagiscono, si allontanano, oppure sembrano indifferenti a ciò che diciamo.

Quando questo succede, raramente il problema è ciò che stiamo chiedendo. Più spesso riguarda come stiamo comunicando.


la pagella delle medie
comunicare con i preadolescenti

Come la paura influenza la comunicazione genitoriale

La comunicazione genitoriale cambia lentamente, seguendo le nostre paure. La paura che il mondo sia diventato più difficile, che i figli non ce la facciano, che un errore oggi comprometta tutto domani. In questo clima le parole si fanno più pressanti, il tono più rigido, lo spazio per l’ascolto più stretto.

I figli, soprattutto in preadolescenza e adolescenza, colgono subito questo spostamento. Non reagiscono tanto ai contenuti quanto alla direzione della comunicazione. Sentono se stiamo parlando con loro oppure sopra di loro.


Connessione prima della correzione nella comunicazione con i figli

Molti comportamenti che preoccupano i genitori si intensificano quando i ragazzi non si sentono sostenuti. Quando invece un figlio percepisce che l’adulto è dalla sua parte, l’impulso a reagire in modo estremo tende a ridursi.

Nella comunicazione efficace in famiglia, la connessione viene prima della correzione. Senza connessione, la correzione non attecchisce.


Ascoltare davvero i figli senza aggiustarli

Ascoltare i figli non significa raccogliere informazioni per intervenire meglio. Significa entrare nel loro modo di pensare. L’ascolto che crea relazione non ha come obiettivo convincere, ma capire.

Quando un ragazzo sente che non verrà punito per ciò che racconta, che non verrà subito corretto o smascherato, può permettersi di essere più autentico. La sicurezza emotiva nasce proprio qui.


Il giudizio esterno e la comunicazione in famiglia

Molti genitori comunicano sotto lo sguardo degli altri: insegnanti, parenti, società. Questo giudizio invisibile entra nella voce e irrigidisce il dialogo.

Riportare l’attenzione su ciò che è davvero sensato per quel figlio, in quel momento della sua crescita, rende la comunicazione più chiara e più credibile anche agli occhi dei ragazzi.


Umiliazione e incoraggiamento nella relazione genitori figli

Le parole che umiliano creano distanza. I ragazzi lo dicono chiaramente: quando vengono sgridati, accusati o spaventati, la loro prima reazione è difendersi o ribellarsi.

L’incoraggiamento non significa minimizzare gli errori, ma affrontarli senza colpire l’identità. È questo che mantiene aperta la relazione.


Rendere esplicito l’amore nella comunicazione

Molti figli sanno di essere amati, ma non sempre lo sentono nei momenti di tensione. Rendere esplicito l’amore nella comunicazione con i figli ha un effetto profondamente regolatore.

Dire “sono dalla tua parte” cambia il clima e apre uno spazio nuovo.


Coinvolgere i figli nelle soluzioni

Quando un genitore passa dal dire “ecco cosa devi fare” al chiedere “come possiamo affrontarlo insieme”, cambia la qualità della relazione. I ragazzi non si sentono più oggetto di decisioni, ma parte attiva del processo.

Le soluzioni condivise sono più facilmente rispettate perché nascono dentro una relazione che include.


Accordi rispettosi invece di imposizioni

Un accordo imposto è spesso solo una tregua apparente. Gli accordi rispettosi si costruiscono nel tempo, con ascolto e possibilità di revisione.

Questo tipo di comunicazione educa alla negoziazione, al rispetto reciproco e all’autonomia.


Cambiare comunicazione richiede pratica

Cambiare il modo di comunicare richiede tempo. È normale tornare a vecchi automatismi nei momenti di stanchezza o paura. La comunicazione genitori figli è una competenza che si allena.

E c’è un passaggio fondamentale: anche il genitore conta. Mostrare di avere bisogni, confini e una vita propria insegna ai figli il rispetto reciproco.


Conclusione

Quando un figlio sente che il genitore è dalla sua parte, non perché approva tutto ma perché resta in relazione, cambia il modo in cui affronta le difficoltà. La comunicazione diventa uno spazio sicuro, non un tribunale.

Spesso il primo vero cambiamento non avviene nei figli, ma nel modo in cui scegliamo di parlare, ascoltare e restare presenti.


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