Maledetta nostalgia di quando erano piccoli.
- Giada Vettorato

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 5 min
Come rielaborare il lutto simbolico della preadolescenza.
Sai qual è la frase che sento ripetere di più dai genitori che conosco in sessione?
“Mi manca il bambino che era.”
È un'emozione molto più diffusa di quanto tu possa pensare. Sui social assistiamo spesso alla celebrazione della crescita dei propri figli che viene raccontata con entusiasmo e orgoglio: feste luccicanti, lustrini, frasi ad effetto ma questa narrazione è molte volte imparziale perché non mostra la paura e le emozioni contrastanti che possiamo vivere noi genitori quando ci rendiamo conto che i nostri figli non sono più i bambini che tenevamo tra le braccia. La stessa paura e smarrimento che in modi diversi vivono anche i nostri ragazzi.

La preadolescenza non trasforma solo i figli, ma anche noi genitori
La preadolescenza rappresenta una fase profondamente atipica dello sviluppo umano perché si colloca in una terra di mezzo tra infanzia e adolescenza. I ragazzi non sono più bambini, ma non sono ancora adolescenti strutturati.
Oscillano continuamente tra bisogno di autonomia e ricerca di protezione, tra desiderio di differenziarsi e bisogno di sentirsi ancora accolti e rassicurati.
Questa oscillazione inevitabilmente coinvolge anche noi adulti.
Molti genitori si ritrovano improvvisamente disorientati davanti a figli che sembrano cambiati nel giro di pochi mesi: più silenziosi, più suscettibili, più chiusi, più bisognosi di privacy.
Il modo di stare insieme che aveva funzionato durante l’infanzia smette lentamente di essere efficace, mentre la nuova forma della relazione deve ancora essere costruita.
Secondo John Bowlby, psicologo statunitense nel suo libro "Attachment and loss: Vol. II. Separation: Axiety and anger." NY: Basic Books (1973) descrive quattro fasi che le persone attraversano quando si trovano a vivere un lutto simbolico: la perdita di un amore o di una relazione così come l'avevano conosciuta.
Quando ho letto quelle pagine non ho potuto non notare un'analogia con la genitorialità nel periodo della preadolescenza dei propri figli. I caregivers infatti sono chiamati a dover accettare la perdita dell'immagine del bambino che conoscevano per costruirne una nuova, più attuale e fedele alla versione 4.0 dei propri figli.
Perché si può parlare di “lutto simbolico” nella preadolescenza?
Naturalmente non sto parlando di un lutto reale come cessazione della vita. Quello di cui sto parlando è di un lutto simbolico inerente la qualità del legame e la rappresentazione che abbiamo dentro di noi dei nostri figli, che potrebbe non corrispondere più alla realtà.
In psicologia, ogni volta che siamo chiamati a lasciare andare qualcosa che aveva rappresentato una certezza - anche un'amicizia o un lavoro - il nostro mondo emotivo attraversa spesso dinamiche simili a quelle che accompagnano le esperienze di perdita.
La preadolescenza porta con sé proprio questo tipo di esperienza.
I ragazzi iniziano lentamente ad abbandonare alcune caratteristiche dell’infanzia:
il corpo cambia rapidamente;
aumentano il bisogno di autonomia e privacy;
cresce il peso del gruppo dei pari;
cambia il modo di vivere il rapporto con i genitori;
si modifica profondamente anche l’immagine che hanno di sé.
Allo stesso tempo, anche i genitori devono ridefinire il loro ruolo.
Molti genitori riferiscono di sentirsi improvvisamente meno "indispensabili", meno centrali nella vita dei figli. Alcuni trovano difficile affrontare il distacco emotivo, altri reagiscono intensificando il controllo, mentre altri ancora sono incerti se trattare i figli come adulti o come bambini.
La preadolescenza costringe infatti l'intera famiglia a riorganizzare gli equilibri relazionali.
Le quattro fasi di rielaborazione del lutto
1. Lo smarrimento: quando il vecchio equilibrio non funziona più
La prima emozione che molti genitori provano è il disorientamento.
Ad un certo punto si nota che il figlio sta cambiando, ma all'inizio è complicato comprendere esattamente come. Il bambino che parlava liberamente delle sue giornate diventa più taciturno. Emergono nuove timidezze, nuove richieste di privacy, nuove irritabilità.
Molti genitori cominciano a porsi continuamente delle domande:
“Ho sbagliato qualcosa?” “Perché non mi parla più come prima?”
La difficoltà maggiore è che l'adulto, senza rendersene conto, continua a cercare il bambino di un tempo in qualcuno che è già in trasformazione.
2. L’inseguimento: il tentativo di recuperare la relazione di prima
In una fase successiva, molti genitori iniziano inconsapevolmente a inseguire il figlio.
Aumentano le domande, le verifiche e il bisogno di sapere tutto. Alcuni adulti trovano più difficile tollerare il bisogno di autonomia tipico della preadolescenza e interpretano il distacco come un rifiuto personale.
Dietro questi comportamenti non c'è necessariamente rigidità educativa. Spesso, si tratta della difficoltà di accettare che la relazione stia cambiando forma.
Il problema sorge quando il naturale bisogno dei ragazzi di costruire un'identità separata viene percepito come una perdita definitiva del legame.
3. La frattura: ridefinire il proprio ruolo di genitore
La preadolescenza inevitabilmente trasforma anche l'immagine che i genitori avevano di se stessi.
Per anni, madre e padre sono stati il principale punto di riferimento emotivo per i figli. Con l'arrivo della preadolescenza, il gruppo dei pari diventa sempre più importante e i ragazzi iniziano a cercare nuovi riferimenti al di fuori della famiglia.
Questo può far sentire i genitori esclusi, impotenti o inutili.
Alla base di molti conflitti durante la preadolescenza si cela in realtà una domanda molto più profonda:
“Che ruolo occupo ora nella vita di mio figlio?”
4. La nuova alleanza: costruire un legame diverso
Col passare del tempo, tuttavia, molti genitori cominciano gradualmente a sviluppare un nuovo tipo di relazione.
Il desiderio di autonomia dei figli smette pian piano di essere percepito come una minaccia. Cambia la prospettiva. Cambia il modo di vivere la relazione.
Restare una base sicura durante la preadolescenza non significa sapere tutto o controllare tutto. Significa riuscire a rimanere emotivamente disponibili mentre i figli cercano di capire chi sono.
Molti genitori raccontano che proprio quando smettono di rincorrere continuamente i figli, questi ricominciano lentamente a tornare. Non più nel modo infantile di prima, ma in una forma diversa, più complessa e più autentica.
La preadolescenza è una trasformazione relazionale
Uno degli errori più comuni è pensare che la preadolescenza riguardi soltanto i ragazzi.
In realtà coinvolge profondamente tutta la famiglia.
I figli attraversano una grande trasformazione identitaria, ma anche i genitori sono chiamati a ridefinire il proprio ruolo, il proprio modo di amare e il proprio modo di stare accanto ai figli.
Per questo motivo può essere utile smettere di leggere alcune fatiche esclusivamente come “problemi comportamentali” e iniziare a considerarle anche come segnali di un legame che sta cercando una nuova forma.
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Bibliografia
Bowlby, J. (1980). Attaccamento e perdita. Vol. 3: La perdita della madre. Bollati Boringhieri.
Siegel, D. J. (2014). La mente adolescente. Cortina.
Steinberg, L. (2014). Age of Opportunity: Lessons from the New Science of Adolescence. Houghton Mifflin Harcourt.
Winnicott, D. W. (1971). Gioco e realtà. Armando Editore.
Blos, P. (1967). The Second Individuation Process of Adolescence. Psychoanalytic Study of the Child, 22, 162–186.
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