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Preadolescenti e comportamenti a rischio.

Cosa possono fare i genitori?


Nella puntata 53 del podcast Adolescenza Consapevole, dedicata al tema dell’influenza dei pari, avevo approfondito come, in preadolescenza, la ricerca di approvazione da parte dei coetanei rappresenti un bisogno biologicamente fondato.

In questa fase dello sviluppo, il funzionamento del cervello presenta caratteristiche specifiche che rendono i ragazzi particolarmente sensibili alla pressione del gruppo. Tale sensibilità può tradursi in comportamenti che, talvolta, appaiono incoerenti rispetto all’immagine che i genitori hanno costruito dei propri figli, fino a far emergere modalità di agire inattese.


L’obiettivo di questo articolo è offrire alcuni spunti di riflessione e indicazioni pratiche su ciò che un genitore può fare, nella quotidianità, per sostenere lo sviluppo di una maggiore autonomia decisionale nei figli quando si trovano all’interno del gruppo dei pari.


la pagella delle medie
comportamenti a rischio in preadolescenza

Un primo elemento da considerare riguarda il ruolo del rischio.

Pur riconoscendo le trasformazioni del contesto sociale contemporaneo, che presenta nuove forme di esposizione e vulnerabilità, è importante evitare approcci educativi fondati esclusivamente sull’allarmismo.

L’esperienza del rischio, entro limiti contenuti, rappresenta una componente essenziale dello sviluppo. È attraverso il confronto con situazioni potenzialmente critiche che i preadolescenti hanno l’opportunità di sviluppare competenze fondamentali, come la valutazione delle conseguenze, la regolazione emotiva e la capacità di prendere decisioni in contesti complessi.

Un’eccessiva protezione rischia, al contrario, di limitare l’acquisizione di tali competenze.


Il bisogno di appartenenza e la costruzione dell’autostima

In preadolescenza, il riconoscimento da parte dei pari assume una funzione centrale nella costruzione dell’identità e dell’autostima.

L’adesione a modelli condivisi – che si tratti di gusti musicali, abbigliamento o interessi – non è espressione di debolezza o mancanza di pensiero critico, ma risponde al bisogno evolutivo di appartenenza.

Questo processo, spesso sottovalutato o riletto a posteriori in modo distorto dagli adulti, rappresenta una tappa fisiologica del percorso di crescita.


Il funzionamento neurobiologico: sistema della ricompensa e immaturità della regolazione

Un ulteriore elemento rilevante riguarda il funzionamento del sistema dopaminergico.

In presenza dei coetanei, il sistema della ricompensa, mediato dalla dopamina, risulta particolarmente attivo. Questo sistema è responsabile delle sensazioni di piacere ed eccitazione e tende a rinforzare i comportamenti che favoriscono il riconoscimento sociale.

Parallelamente, le aree cerebrali deputate al controllo esecutivo e alla valutazione delle conseguenze – in particolare la corteccia prefrontale – sono ancora in fase di maturazione.

Questa asimmetria tra un sistema della ricompensa altamente attivo e un sistema di regolazione ancora immaturo contribuisce a spiegare la maggiore propensione al rischio tipica di questa fase.

Inoltre, è frequente la presenza di specifiche modalità cognitive, come la cosiddetta “favola personale”, che porta l’adolescente a percepirsi come relativamente immune alle conseguenze negative (“a me non succederà”).


I limiti delle strategie basate sull’informazione e sulla paura

Alla luce di questi elementi, risulta più comprensibile perché le strategie educative basate esclusivamente sull’informazione o sull’amplificazione delle conseguenze negative tendano a essere poco efficaci.

Il problema non risiede nella capacità di comprensione dei ragazzi, ma nel fatto che, in situazioni socialmente rilevanti, tali informazioni vengono temporaneamente messe in secondo piano rispetto al bisogno di appartenenza e al rinforzo emotivo immediato.


Il ruolo centrale della relazione

In questo contesto, la variabile su cui il genitore può esercitare un’influenza più significativa è la qualità della relazione.

Quando un preadolescente si trova a dover prendere una decisione potenzialmente in contrasto con il gruppo, ciò che orienta la scelta non è tanto il livello di conoscenze possedute, quanto la solidità delle risorse interiori sviluppate nel tempo.

Tali risorse si costruiscono prevalentemente all’interno delle relazioni significative.


Il bisogno di riconoscimento e il clima emotivo familiare

Alla base di molti comportamenti di conformismo c'è il bisogno di sentirsi importanti e stimati.

Da questo punto di vista, il contesto familiare gioca un ruolo determinante. Quando il ragazzo percepisce di essere visto, riconosciuto e accettato nella propria unicità, è più probabile che sviluppi una sicurezza interna che riduce la necessità di ricercare conferme esterne in modo eccessivo.

Al contrario, un’immagine di sé fragile, caratterizzata da una percezione di inadeguatezza, può rendere il gruppo dei pari una fonte primaria – talvolta esclusiva – di validazione.

È importante sottolineare che tale processo non dipende tanto dalla quantità di rinforzi positivi espliciti, quanto dal clima emotivo complessivo in cui il ragazzo cresce, in particolare dalla percezione che il proprio valore non venga messo in discussione a ogni errore.


Empatia e fermezza: una falsa dicotomia

Un altro elemento cruciale riguarda il tema della fermezza.

Nella pratica educativa, è frequente il rischio di confondere l’empatia con l’assenza di limiti. Tuttavia, la comprensione emotiva non implica l’assenza di confini.

La presenza di limiti chiari e coerenti fornisce al ragazzo una cornice di riferimento all’interno della quale può esercitare la propria autonomia in modo progressivo.

La capacità di tollerare il conflitto, senza metterlo automaticamente in relazione con una perdita del legame, rappresenta un aspetto fondamentale del processo di crescita.


Il ruolo del modelling

I comportamenti genitoriali costituiscono un potente modello di apprendimento.

Quando il genitore evita sistematicamente il conflitto o fatica a mantenere i propri limiti per timore di compromettere la relazione, trasmette implicitamente l’idea che l’accettazione sia subordinata all’adattamento.

Al contrario, la capacità di esprimere il proprio punto di vista, anche in presenza di disaccordo, favorisce lo sviluppo di autonomia di giudizio e pensiero critico.


Promuovere la consapevolezza decisionale

Per sostenere lo sviluppo di scelte più consapevoli, può essere utile introdurre una domanda chiave:

“A cosa sei disposto a rinunciare facendo questa scelta?”

Questa domanda permette di rendere esplicita la natura intrinseca di ogni decisione come processo di scelta tra alternative, in cui ogni guadagno implica una rinuncia.

Se da un lato è immediato riconoscere i benefici (approvazione, appartenenza, riconoscimento), dall’altro è più complesso identificare ciò a cui si rinuncia, come l’ascolto di sé, la valutazione dei rischi o la coerenza con i propri valori.

La capacità di sostenere questo tipo di riflessione si sviluppa nel tempo, all’interno di un contesto relazionale che la rende possibile.


Conclusioni

Non è possibile eliminare completamente il rischio dalla vita dei preadolescenti.

È però possibile creare le condizioni affinché essi sviluppino strumenti interni per affrontarlo in modo più consapevole.

Questo passa attraverso la costruzione di una relazione caratterizzata da accettazione, stima reciproca e presenza di limiti chiari, all’interno della quale l’errore può diventare occasione di riflessione e apprendimento.


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